Dal 1° gennaio 2026 chi vuole diventare Operatore Socio Sanitario in Sicilia ha una sola strada: il corso completo da 1000 ore. Anche chi ha già alle spalle 700 ore di formazione socio-assistenziale o un diploma quinquennale del settore. Le cinque associazioni datoriali maggiormente rappresentative della formazione professionale scrivono all’Assessore alla Salute Marcello Caruso: serve una norma che riapra la riqualificazione.
OSS in Sicilia
Migliaia di lavoratori che già assistono anziani, malati e persone fragili nelle strutture dell’Isola rischiano di restare senza qualifica. Non per mancanza di competenze, ma per un vuoto normativo. È il cuore della richiesta formale inviata il 24 settembre 2026 da A.N.Fo.P., ASEF, CENFOP, FORMA SICILIA e FORMA.RE. all’Assessore della Salute, al Dirigente Generale del DASOE Giacomo Scalzo e, per conoscenza, al Presidente della VI Commissione ARS “Salute, Servizi Sociali e Sanitari”, On. Giuseppe Laccoto.
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Il nuovo decreto sugli OSS e il tassello mancante
Con il D.A. n. 756/2026 l’Assessorato ha recepito l’Accordo Stato-Regioni rep. atti n. 175/CSR del 3 ottobre 2024, poi modificato dall’Accordo n. 261/CSR del 18 dicembre 2024 e recepito con DPCM del 25 marzo 2025. Il decreto disciplina fino al 31 dicembre 2027 i percorsi di qualifica OSS da 1000 ore. Un passo che le associazioni accolgono con favore, anche perché era stato sollecitato già con una nota del 5 marzo 2025.
Il problema è ciò che il decreto non dice. Nessuna disposizione riguarda i corsi di riqualificazione da 420 ore, quelli pensati per chi possiede già qualifiche o titoli affini. L’ultima disciplina, il D.A. n. 195/2023 con le relative Linee guida modificate dal D.A. n. 573/2024, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2025. Poi più nulla.
Non una deroga, ma una facoltà già prevista
Secondo le associazioni, non si chiede alcuna eccezione. È lo stesso Accordo Stato-Regioni, all’articolo 19, a consentire alle Regioni di valutare titoli ed esami pregressi e di riconoscere crediti formativi che riducono la durata del corso. Il comma 2 prevede inoltre percorsi integrativi per chi è in possesso della qualifica di operatore dei servizi sociali, del titolo di tecnico dei servizi sociali o del diploma di tecnico dei servizi socio-sanitari.
E l’Assessorato ha già a disposizione un modello collaudato: le Linee guida del 2023, costruite su un’analisi comparata tra i programmi delle qualifiche affini e il profilo OSS, possono essere aggiornate ai contenuti del nuovo Accordo senza ripartire da zero.
Sei ragioni per riaprire la riqualificazione OSS
Proporzionalità. I destinatari hanno già frequentato almeno 700 ore in ambito socio-assistenziale, 670 per gli OTA, oppure possiedono un diploma quinquennale di indirizzo socio-sanitario. Obbligarli a 1000 ore significa far ripetere contenuti già acquisiti e certificati.
Lavoratori già occupati. Molti di loro lavorano già nelle strutture. Il corso integrale costa fino a 2.600 euro, contro un tetto di 1.800 euro previsto per le 420 ore. Conciliare mesi di aula e tirocinio con i turni di lavoro è spesso impossibile. Il rischio concreto, avvertono le associazioni, è che molti rinuncino alla qualifica.
Fabbisogno sanitario. Il DASOE ha trasmesso al Ministero della Salute il fabbisogno formativo di OSS per il 2026 con nota del 13 febbraio 2026. A questo si somma la domanda di personale legata alla nuova assistenza territoriale prevista dal D.M. 77/2022 e dalla Missione 6 del PNRR, con Ospedali di Comunità e strutture territoriali che richiedono operatori qualificati.
Capacità dell’offerta formativa. Il decreto consente a ogni ente un solo corso per anno legale. Senza la riqualificazione, i posti nei percorsi da 1000 ore finirebbero in parte a chi avrebbe bisogno solo di un’integrazione, togliendo spazio a chi parte da zero.
Parità di trattamento. Fino al 31 dicembre 2025 la riqualificazione era possibile. Chiuderla ora crea una frattura tra lavoratori con lo stesso titolo. E il confronto con altre Regioni pesa: il Piemonte, ad esempio, riconosce agli OTA un credito formativo di 600 ore. Il pericolo è spingere i siciliani a qualificarsi fuori regione.
Costo zero per la Regione. I corsi sono pagati dai partecipanti entro i limiti fissati dall’Assessorato. Nessun onere per il bilancio regionale.
Le quattro richieste all’Assessorato
Le associazioni datoriali chiedono:
- un decreto urgente che, in attuazione dell’art. 19 dell’Accordo, disciplini i corsi di riqualificazione OSS da 420 ore in continuità con le Linee guida del 2023, confermando destinatari, requisiti degli enti, costo massimo di 1.800 euro e validità allineata al D.A. 756/2026;
- che questi corsi non rientrino nel limite di un corso per anno legale, trattandosi di percorsi diversi per durata, destinatari e finalità;
- nelle more, un provvedimento transitorio che consenta di autorizzare i corsi secondo la disciplina del D.A. 195/2023;
- un incontro tecnico con le organizzazioni firmatarie per definire i contenuti del nuovo atto.
Una questione che riguarda tutti
Dietro i numeri dei decreti ci sono persone concrete: operatori che da anni lavorano in RSA, comunità alloggio e servizi domiciliari, e cittadini che da quei servizi dipendono. La riqualificazione OSS non è un privilegio per pochi, ma uno strumento per portare più rapidamente nel sistema sanitario siciliano personale già formato. La palla ora passa all’Assessorato della Salute.

