SPID a pagamento
L’identità digitale non è più un servizio gratuito per tutti. Dal 1 gennaio 2026 anche lo SPID di Poste Italiane, il gestore più diffuso in Italia, ha introdotto un canone annuo di 6 euro, seguendo la strada già tracciata nei mesi precedenti da altri provider come InfoCert, Aruba e TeamSystem. Una svolta che segna la fine di un’epoca: quella dello SPID interamente a costo zero, promesso come tale fin dal lancio del Sistema Pubblico di Identità Digitale nel 2016.
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La portata della decisione è tutt’altro che marginale. La scelta di Poste di rendere a pagamento il servizio PosteID abilitato a SPID interessa 28,7 milioni di utenti su un totale di quasi 40 milioni di identità SPID attive, vale a dire oltre il 70 per cento del mercato nazionale dell’identità digitale. Per milioni di lavoratori, professionisti, studenti e famiglie che ogni giorno accedono a INPS, Agenzia delle Entrate, fascicolo sanitario, portali scolastici e piattaforme regionali per il lavoro e la formazione, il tema non è più teorico ma immediatamente operativo.
Quanto costa lo SPID nel 2026: il quadro gestore per gestore
Il primo elemento da chiarire è che non esiste un prezzo unico nazionale. Ogni gestore applica il proprio listino, con differenze anche significative tra attivazione, rinnovo e servizi aggiuntivi: alcuni grandi provider hanno introdotto o confermato un corrispettivo annuale dopo il primo anno di attivazione, mentre altri operatori mantengono formule gratuite.
Nel 2026 sei gestori applicano un canone annuale sullo SPID personale, con importi che vanno dai 5,98 euro di Aruba e InfoCert ai 9,99 euro più IVA di Namirial, mentre gli altri non chiedono abbonamenti e concentrano l’eventuale costo sul riconoscimento iniziale. Nel dettaglio, SPID Aruba ID Personale resta gratis il primo anno e costa al rinnovo 4,90 euro più IVA all’anno, con costi di attivazione variabili in base al canale di riconoscimento scelto: si va dai circa 36,50 euro complessivi per la webcam fino alla gratuità con Tessera sanitaria o Carta nazionale dei servizi. Condizioni analoghe per InfoCert, con 4,90 euro più IVA dal secondo anno. Register.it propone un canone di 9,90 euro annui per la versione Full, quella necessaria per l’accesso alla Pubblica Amministrazione, mentre TeamSystem ID si attesta intorno ai 7 euro più IVA l’anno.
Sul fronte opposto restano i provider gratuiti. Lepida ID è totalmente gratuito, Sielte ID è gratis con riconoscimento tramite CIE, CNS o firma digitale, così come Etna ID e ID InfoCamere, che privilegiano gli utenti già in possesso di strumenti digitali preesistenti.
Le esenzioni previste da Poste Italiane
Il canone PosteID non riguarda tutti. Sono esentate dal pagamento alcune categorie: i minorenni, i cittadini con età pari o superiore a 75 anni, i residenti all’estero e i titolari di identità digitale ad uso professionale, questi ultimi già soggetti a canoni specifici. Per gli altri, il contributo annuale di 6 euro sarà richiesto al termine dell’annualità in corso per chi ha lo SPID attivo da oltre un anno, mentre chi lo ha attivato da meno di dodici mesi pagherà solo alla scadenza del primo anno.
Importante anche il meccanismo di comunicazione: Poste Italiane avvisa gli utenti a partire da 30 giorni prima della scadenza, con una email all’indirizzo di contatto associato all’identità digitale, e il rinnovo può essere effettuato online con carta di pagamento oppure presso qualsiasi ufficio postale comunicando il proprio codice fiscale. Chi non intende accettare le nuove condizioni ha una via d’uscita: è possibile recedere dal servizio SPID di Poste senza spese entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione, passando a un altro gestore.
Cosa succede se non si paga
Il mancato rinnovo non cancella immediatamente l’identità. In caso di mancato pagamento, PosteID non viene eliminato per 24 mesi dall’ultimo accesso, ma non può più essere utilizzato come identità SPID: l’utente perde l’accesso con le vecchie credenziali ai portali della Pubblica Amministrazione come INPS e Agenzia delle Entrate, salvo riattivare il servizio pagando il corrispettivo o attivare SPID presso un altro gestore.
Un dettaglio operativo che riguarda da vicino il mondo del lavoro e della formazione: chi utilizza lo SPID per attività professionali o scadenze rilevanti, dalla fatturazione elettronica ai concorsi pubblici, dalle iscrizioni universitarie alla consultazione di referti medici, dovrebbe verificare per tempo la data di scadenza del proprio account nell’area riservata del gestore, così da scegliere con calma se pagare il canone o migrare verso un servizio gratuito, evitando interruzioni proprio in coincidenza di una scadenza fiscale o amministrativa. Il ragionamento vale a maggior ragione per chi deve presentare domande su piattaforme regionali per avvisi pubblici, candidature GOL, graduatorie scolastiche o istanze di finanziamento, dove un blocco dell’accesso nei giorni di click-day può avere conseguenze economiche ben superiori ai 6 euro del canone.
Perché lo SPID è diventato a pagamento: il nodo dei finanziamenti
Dietro la svolta tariffaria c’è una questione economica di sistema. La causa principale è il blocco dei 40 milioni di euro di finanziamenti pubblici previsti da un decreto del 2023 e destinati ai fornitori di SPID: fondi stanziati ma mai erogati, che hanno messo in difficoltà economica le società che gestiscono il servizio. I gestori privati hanno denunciato la difficoltà di sostenere i costi necessari al funzionamento del sistema, ad esempio per garantire la sicurezza informatica e il riconoscimento degli utenti.
Va inoltre segnalato un primo effetto di selezione del mercato: In.Te.S.A. non ha rinnovato la convenzione e ha cessato l’attività di gestore dell’identità digitale, e chi aveva le sue credenziali deve attivarne di nuove presso un altro provider. Dopo il rinnovo delle convenzioni, il Sistema Pubblico di Identità Digitale resterà comunque attivo per altri cinque anni, un orizzonte che garantisce continuità ma che si intreccia con la transizione verso nuovi strumenti.
L’alternativa gratuita: CIE e la prospettiva IT Wallet
Per chi vuole azzerare i costi ricorrenti, la strada maestra indicata anche dalle istituzioni è la Carta d’Identità Elettronica. La CIE è lo strumento che lo Stato ha già designato come cardine della futura identità digitale nazionale all’interno del progetto IT Wallet, e consente l’accesso ai servizi della PA tramite l’app CieID senza canoni annuali. Non solo: chi possiede la CIE con PIN, una CNS o una firma digitale può attivare l’identità SPID gratuitamente presso quasi tutti i provider, ed è la strada più economica sia il primo anno sia negli anni successivi.
Attenzione però ai costi nascosti dell’attivazione: oggi il vero costo dello SPID non è più solo il canone ma la modalità di riconoscimento, dato che quasi tutti i gestori applicano una tariffa una tantum per il riconoscimento tramite webcam con operatore o di persona, e Poste, ad esempio, applica 12 euro per l’identificazione allo sportello.
La partita, in ogni caso, non si chiude qui. Con il consolidamento di IT Wallet e la centralità crescente della CIE, il modello SPID a canone appare come una fase di transizione di un ecosistema dell’identità digitale che nei prossimi anni è destinato a cambiare ancora, e in profondità.

