Il Ministero del Lavoro definisce le modalità di utilizzo del Fondo per il potenziamento delle competenze: percorsi di riqualificazione professionale per percettori di NASpI e beneficiari di integrazione salariale, con indennità di partecipazione e certificazione delle competenze.
Politiche attive del lavoro, in arrivo 50 milioni per la formazione
Cinquanta milioni di euro per rafforzare l’occupabilità di chi attraversa una fase di transizione lavorativa. È questa la dotazione messa in campo dal Decreto direttoriale n. 211 del 4 maggio 2026 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che definisce le modalità di programmazione ed erogazione del “Fondo per il potenziamento delle competenze per la riqualificazione professionale”, istituito dall’articolo 50-bis, commi 8 e 9, del decreto-legge n. 73 del 2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 106 del 2021.
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Si tratta di un tassello significativo nella strategia nazionale di consolidamento delle politiche attive del lavoro, che si innesta sull’architettura del Programma GOL e ne prolunga la logica di intervento: agganciare la formazione professionale ai momenti di maggiore vulnerabilità occupazionale, trasformando i periodi di sostegno al reddito in occasioni di aggiornamento e riqualificazione.
A chi si rivolge il Fondo: NASpI e cassa integrazione
Il decreto individua con precisione le due platee di destinatari. Da un lato i beneficiari di trattamenti di integrazione salariale per i quali, nell’arco di 12 mesi, è programmata una riduzione dell’orario di lavoro superiore al 30 per cento, ovvero lavoratori formalmente occupati ma esposti a un concreto rischio di espulsione dal ciclo produttivo. Dall’altro i percettori di NASpI, la platea dei disoccupati involontari che rappresenta il bacino naturale delle politiche di ricollocazione.
La scelta non è casuale sotto il profilo giuridico ed economico: intervenire quando il rapporto di lavoro è sospeso o appena cessato consente di ridurre i tempi di permanenza nella disoccupazione e di contenere la dispersione del capitale umano, con effetti positivi sia sulla spesa per ammortizzatori sociali sia sulla produttività del sistema.
Le parole del Ministro Calderone
«Il lavoro è la prima politica di inclusione: per questo investiamo in percorsi che aiutano i lavoratori a stare dentro i cambiamenti», ha dichiarato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, sottolineando che l’intervento agisce «nei momenti di potenziale fragilità: nel passaggio da un lavoro all’altro, mentre si percepisce un’indennità di disoccupazione, oppure quando è la cassa integrazione a sostenere la fase di difficoltà dell’azienda da cui si dipende».
Il Ministro ha inoltre richiamato il nodo strutturale del mercato del lavoro italiano: «Oggi in Italia non abbiamo un problema di posti di lavoro, ma dobbiamo aumentare la capacità di far incontrare domanda e offerta di lavoro. Le politiche attive servono esattamente a colmare questo divario». Un riferimento esplicito al mismatch tra competenze richieste dalle imprese e profili disponibili, che secondo le rilevazioni più recenti interessa quasi un’assunzione programmata su due.
Cosa finanzia il decreto: le cinque linee di intervento
Le risorse, già ripartite tra le Regioni con il decreto di adozione del Programma GOL (D.M. 5 novembre 2021), possono finanziare cinque tipologie di azione:
- Percorsi formativi di aggiornamento professionale destinati ai lavoratori impiegati presso imprese operanti nei settori strategici;
- Percorsi di aggiornamento o riqualificazione professionale per i beneficiari di Cig, con attenzione anche ai beneficiari di Assegno di Ricollocazione Cigs;
- Laboratori formativi collegati a specifici Job Days, in un’ottica di raccordo immediato tra formazione e opportunità occupazionali;
- Attività formative promosse dai Centri per l’Impiego su richiesta delle imprese del territorio, secondo una logica demand driven;
- Attività formative di aggiornamento professionale mediante outplacement, valorizzando il ruolo degli operatori specializzati nella ricollocazione.
È una gamma di strumenti che riconosce la pluralità dei canali attraverso cui la formazione incontra il mercato del lavoro: dai fabbisogni espressi direttamente dalle aziende ai servizi pubblici per l’impiego, fino agli operatori privati dell’outplacement.
Certificazione delle competenze e indennità di partecipazione
Uno degli elementi qualificanti del provvedimento è la possibilità di integrare i percorsi formativi con interventi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, ai sensi del D.Lgs. 13/2013. Si tratta di un passaggio strategico: la certificazione consente di rendere spendibili le esperienze maturate dal lavoratore, trasformandole in credenziali riconoscibili nei nuovi contesti lavorativi e rafforzando il valore di mercato del profilo professionale.
Il decreto prevede inoltre che le Regioni possano programmare, in caso di completamento con successo del percorso formativo, il riconoscimento di indennità di partecipazione e bonus, con particolare attenzione al sostegno dei genitori con figli minori di dieci anni. Una misura che intreccia politiche attive e conciliazione vita-lavoro, riconoscendo che la partecipazione alla formazione ha un costo opportunità più elevato per chi ha carichi di cura.
Il ruolo delle Regioni e degli enti formativi
Spetta ora alle amministrazioni regionali tradurre il quadro nazionale in avvisi e dispositivi attuativi, definendo priorità settoriali, cataloghi formativi e modalità di coinvolgimento degli enti accreditati. Per il sistema della formazione professionale si apre una nuova finestra operativa che si affianca a GOL, al FSE+ e agli strumenti della bilateralità, confermando la centralità della filiera formativa nella gestione delle transizioni occupazionali.
La sfida, come sempre, sarà nella velocità di attuazione: la formazione per cassaintegrati e disoccupati è efficace se arriva quando serve, cioè durante il periodo di sostegno al reddito e non dopo. Su questo terreno si misurerà la capacità del sistema di trasformare 50 milioni di euro in occupabilità reale.

