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Donne migranti, 17 milioni di euro per l’inclusione socio-lavorativa: pubblicati gli Avvisi n. 1/2026 e n. 2/2026

Scritto da Joseph Zambito

La Direzione Generale per le Politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali rilancia con forza il proprio impegno sull’inclusione delle donne straniere. Il 21 aprile 2026 sono stati infatti pubblicati gli Avvisi pubblici n. 1/2026 e n. 2/2026, due bandi paralleli che mobilitano complessivamente 17 milioni di euro a valere sul PN Inclusione 2021-2027 e sul PN FAMI 2021-2027 per finanziare progetti di inclusione socio-lavorativa ed empowerment delle donne migranti su tutto il territorio nazionale. La scadenza per la presentazione delle proposte progettuali è fissata al 23 giugno 2026.

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Il quadro strategico dell’intervento

L’iniziativa nasce da un’analisi di contesto e da una ricognizione dei documenti strategico-programmatici sovranazionali e nazionali, ed è finalizzata a favorire l’inclusione socio-lavorativa delle donne migranti e la loro emancipazione da condizioni di subalternità e isolamento. Si tratta di situazioni che, secondo l’amministrazione promotrice, espongono in modo particolare le donne con background migratorio a marginalizzazione, violazioni dei diritti e abusi, precludendo di fatto la piena partecipazione alla vita sociale e lavorativa.

L’azione si inserisce in un percorso istituzionale articolato, avviato il 4 novembre 2025, quando la Direzione Generale ha trasmesso a tutte le Regioni e Province Autonome una richiesta di manifestazione di interesse per la presentazione di proposte progettuali da finanziare con risorse comunitarie.

Le risorse mobilitate: PN FAMI e PN Inclusione

L’architettura finanziaria dell’intervento si articola su due distinti programmi nazionali, con una dotazione differenziata in funzione della categoria di Regione:

  • 7 milioni di euro a valere sul PN FAMI 2021-2027, destinati alle Regioni più sviluppate e in transizione, mobilitati attraverso l’Avviso pubblico n. 2/2026 di competenza del Ministero dell’Interno.
  • 10 milioni di euro a valere sul PN Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, destinati alle Regioni meno sviluppate, mobilitati attraverso l’Avviso pubblico n. 1/2026.

Tale impostazione consente di coniugare la specifica strategia europea in materia di asilo, migrazione e integrazione con quella complementare di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, garantendo una copertura territoriale capillare.

Le Regioni aderenti: copertura nazionale quasi totale

La risposta degli enti territoriali alla manifestazione di interesse del novembre 2025 è stata particolarmente ampia. Tra le Regioni più sviluppate e in transizione hanno aderito 9 amministrazioni: Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto.

L’adesione è invece risultata totale per le Regioni meno sviluppate, con tutte e sette le amministrazioni interessate che hanno risposto positivamente: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Questo elemento conferma una particolare sensibilità del Mezzogiorno rispetto al tema dell’inclusione delle donne con background migratorio, anche in coerenza con i dati relativi alla concentrazione territoriale di alcune fenomenologie di sfruttamento e marginalizzazione.

Le tre linee di attività finanziabili

Gli interventi progettuali avranno una durata massima di 24 mesi e dovranno prevedere la realizzazione di misure afferenti almeno a una delle seguenti linee di attività, individuate dall’amministrazione promotrice come prioritarie:

  1. Inserimento socio-lavorativo delle vittime di tratta e di grave sfruttamento lavorativo, nonché delle vittime di violenza di genere, in coerenza con la Direttiva 2011/36/UE e con il quadro di tutela rafforzato dal Piano nazionale di azione contro la tratta e il grave sfruttamento.
  2. Qualificazione del lavoro domestico e di cura, settore che rappresenta storicamente uno dei principali sbocchi occupazionali per le donne migranti, ma anche un ambito caratterizzato da elevata informalità, precarietà contrattuale ed esposizione ad abusi.
  3. Inclusione socio-lavorativa di donne migranti disoccupate e/o inoccupate e in condizioni di precarietà lavorativa, con interventi di contrasto alle marginalità, attraverso percorsi integrati di orientamento, formazione, accompagnamento e inserimento.
Implicazioni per gli operatori della formazione e dei servizi al lavoro

I due Avvisi configurano un’opportunità progettuale di rilievo per gli enti di formazione professionale accreditati, per i soggetti del Terzo Settore, per i Centri per l’Impiego e per le Agenzie per il Lavoro. La struttura degli interventi richiede approcci integrati che combinano orientamento, bilancio di competenze, formazione professionalizzante, validazione e certificazione delle competenze, accompagnamento al lavoro e tirocini extracurricolari, in piena coerenza con il modello GOL e con il quadro nazionale di certificazione delle competenze.

Particolarmente strategica risulterà la capacità dei soggetti attuatori di costruire partenariati territoriali solidi, che integrino l’expertise degli operatori formativi con la rete dei servizi sociali, sanitari, antitratta e antiviolenza, nonché con il sistema delle imprese, in particolare nei comparti della cura, dell’agricoltura, dei servizi e del lavoro domestico regolare.

Tempistiche e procedure di partecipazione

Le proposte progettuali dovranno pervenire entro il 23 giugno 2026, secondo le modalità tecnico-amministrative dettagliate negli Avvisi pubblicati. La documentazione integrale è consultabile sui portali istituzionali di riferimento: per l’Avviso n. 1/2026 sul sito del PN Inclusione e sulla sezione Amministrazione Trasparente del Ministero del Lavoro, mentre per l’Avviso n. 2/2026 sul sito del Ministero dell’Interno, ove è stato pubblicato anche il Decreto di approvazione n. 58 del 17 aprile 2026.

Una leva di sistema per la coesione sociale

L’intervento, nel suo complesso, rappresenta una leva di sistema significativa per rafforzare le politiche di integrazione di lungo periodo, valorizzando il ruolo delle donne migranti non come destinatarie passive di misure assistenziali, ma come protagoniste attive di percorsi di emancipazione, autonomia economica e partecipazione civica. La triplice articolazione delle linee di attività riconosce la complessità delle traiettorie individuali e l’esigenza di risposte differenziate, capaci di intercettare condizioni di vulnerabilità anche molto diverse tra loro, dalla tratta al lavoro domestico sommerso, dalla violenza di genere alla precarietà occupazionale di lungo corso.

Per gli operatori del settore e per i soggetti istituzionali del territorio si apre dunque una finestra progettuale rilevante, da affrontare con strumenti tecnici adeguati, partenariati robusti e una visione strategica di medio periodo.

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Joseph Zambito

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