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Concordato Preventivo Biennale 2026-2027: verso la proroga al 31 ottobre, premi fedeltà per chi rinnova e nuovo perimetro per gli ISA sotto l’8

Scritto da Joseph Zambito

Concordato Preventivo Biennale

Il Concordato Preventivo Biennale, introdotto dagli articoli da 6 a 22 del D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13, si appresta ad affrontare la sua seconda tornata applicativa con una serie di correttivi tecnici e politici di rilievo, destinati a incidere sia sul perimetro soggettivo sia sulle modalità operative di adesione. La cornice di riferimento, già delineata dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2026 di approvazione del modello CPB 2026-2027, si arricchisce ora delle indicazioni anticipate dal Viceministro dell’Economia e delle Finanze, on. Maurizio Leo, che prefigurano un significativo ampliamento dei vantaggi per i contribuenti, in particolare per coloro che hanno aderito al biennio 2024-2025 e si apprestano a rinnovare l’accordo.

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Proroga della scadenza al 31 ottobre 2026 e slittamento del software al 15 maggio

L’intervento di maggiore impatto operativo, allo stato annunciato e in attesa di formalizzazione normativa, riguarda lo spostamento del termine ultimo di adesione, che dovrebbe passare dal 30 settembre al 31 ottobre 2026. La ratio del rinvio è duplice: da un lato consentire il completo allineamento con la scadenza per la trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi, dell’IRAP e degli ISA, dall’altro garantire ai contribuenti e ai professionisti il tempo necessario per metabolizzare gli eventuali correttivi in corso di approvazione in sede parlamentare. Conseguentemente, anche il rilascio del software applicativo per l’elaborazione della proposta dell’Agenzia delle Entrate, originariamente previsto entro il 15 aprile 2026 ai sensi dell’art. 9 del D.Lgs. n. 13/2024, slitterebbe al 15 maggio 2026.

L’emendamento al decreto fiscale: estensione del tetto agli ISA sotto l’8

Sul fronte parlamentare, un emendamento al decreto fiscale presentato in Commissione Finanze del Senato propone di estendere significativamente il perimetro applicativo dell’istituto. Nell’assetto vigente, il sistema prevede un tetto alla proposta del Fisco modulato sul punteggio ISA: il 10% del reddito dichiarato per chi ottiene un voto pari a 10, il 15% per il voto 9 e il 25% per il voto 8. La modifica introdurrebbe due nuove fasce: il 30% per i contribuenti con livello di affidabilità fiscale pari o superiore a 6 ma inferiore a 8, e il 35% per chi presenta un punteggio pari o superiore a 1 ma inferiore a 6. Una scelta di policy che mira ad ampliare la platea potenziale degli aderenti, includendo anche soggetti con “pagelle fiscali” insufficienti, sin qui esclusi dal beneficio del cap percentuale.

Premi fedeltà per il rinnovo: dimezzamento delle soglie

Sul versante speculare, la stessa proposta normativa prevede un dimezzamento delle percentuali del tetto in caso di rinnovo del concordato, ma limitatamente ai contribuenti più virtuosi: i voti da 10 a 8. Le aliquote scenderebbero rispettivamente dal 10% al 5%, dal 15% al 7,5% e dal 25% al 12,5%. La misura intercetta una platea potenziale stimata in circa 460mila partite IVA che hanno già aderito al biennio 2024-2025 e che sono ora chiamate a valutare la conferma dell’accordo per il 2026-2027. Si tratta del cuore del nuovo “premio fedeltà”, concepito come leva di stabilizzazione del rapporto fiduciario tra Fisco e contribuente.

Ulteriori vantaggi: visto di conformità, accertamenti e interessi

Il pacchetto allo studio prefigura inoltre tre ulteriori benefici di significativo impatto operativo. Il primo riguarda l’innalzamento delle soglie di esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità: per le compensazioni dei crediti, il limite si attesterebbe a 100mila euro per l’IVA e a 70mila euro per imposte dirette e IRAP, mentre per i rimborsi IVA il visto o la garanzia non sarebbero richiesti fino a 100mila euro. Il secondo intervento prevede il taglio di due anni dei termini a disposizione del Fisco per effettuare gli accertamenti, con evidenti effetti deflattivi sul contenzioso. Il terzo, di natura prettamente finanziaria, dispone lo stop agli interessi per i versamenti rateali derivanti dalle dichiarazioni dei redditi.

Uscita “soft” dal concordato per il 2027

Tra le ipotesi prospettate dal Viceministro Leo figura anche la possibilità di prevedere un’uscita “soft” dal concordato per l’anno 2027. La misura, motivata dalle incertezze geopolitiche connesse al conflitto in Medio Oriente e alle conseguenti tensioni sui costi energetici, mira a costruire una clausola di salvaguardia per i contribuenti che potrebbero trovarsi a fronteggiare scenari economici radicalmente mutati rispetto a quelli posti a base della proposta concordataria. Si tratta di un correttivo che, se confermato, rafforzerebbe la sostenibilità dell’istituto in un contesto macroeconomico segnato da forte volatilità.

Soggetti interessati: nuovi aderenti e rinnovi

Il modello CPB 2026-2027 si rivolge a due distinte platee. Da un lato, i soggetti che applicano gli ISA per il periodo d’imposta 2025 e che intendono aderire per la prima volta all’istituto premiale; dall’altro, i contribuenti che hanno aderito al CPB 2024-2025 e che valutano la prosecuzione per un ulteriore biennio. Restano esclusi dal perimetro applicativo i contribuenti in regime forfettario, per i quali l’istituto non è prorogato in questa seconda tornata. Per i soggetti “rinnovandi” è opportuno sottolineare un profilo tecnico di rilievo: il reddito e il valore della produzione netta accettati per il 2025 e dichiarati nel modello REDDITI 2026 non hanno alcuna rilevanza ai fini della nuova proposta, la cui base di calcolo è costituita dal reddito effettivo 2025, rettificato delle componenti straordinarie secondo i criteri stabiliti dagli articoli 15 e 16 del Decreto CPB.

Una scelta che pesa: numeri, scadenze e strategia di adesione

La seconda tornata del CPB si gioca su un campo più ampio e con regole più favorevoli rispetto al debutto. La prima applicazione, riferita al biennio 2024-2025, ha registrato adesioni inferiori alle aspettative iniziali del Governo, e proprio a questo scarto rispondono i correttivi oggi sul tavolo: tetti più ampi, premi per la fedeltà, snellimento degli oneri certificativi e una finestra temporale più distesa. Per le partite IVA, la decisione non è solo fiscale, ma autenticamente strategica. Aderire significa cristallizzare per due anni la base imponibile su una proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate sulla scorta dei dati ISA, delle dichiarazioni e delle banche dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, ottenendo in cambio stabilità, riduzione del rischio di accertamento e accesso a un sistema premiale rafforzato. Non aderire significa restare nel regime ordinario di accertamento, con i rischi e le opportunità che ne conseguono. La proroga al 31 ottobre, se confermata, offre una finestra preziosa per una valutazione ponderata, da condursi necessariamente con il proprio consulente fiscale, alla luce di proiezioni economiche realistiche e dell’effettivo posizionamento ISA del contribuente. Il consiglio operativo è di non attendere l’ultimo giorno utile: la simulazione tempestiva, non appena disponibile il software, consente una scelta informata e una pianificazione finanziaria adeguata, evitando decisioni affrettate in prossimità della scadenza.

Cause di decadenza e soglia del 30%

L’art. 22 del Decreto CPB disciplina le cause di decadenza dall’istituto, tra le quali assume rilievo centrale la soglia del 30%, che opera in caso di accertamento o di dichiarazione integrativa da cui emergano un reddito o un valore della produzione netta superiori di oltre il 30% rispetto a quanto comunicato e posto a base della proposta concordataria. Si tratta di un presidio antielusivo che impone al contribuente una rigorosa verifica preventiva della completezza e correttezza dei dati comunicati, pena la perdita retroattiva degli effetti dell’accordo per entrambi i periodi d’imposta concordati.

Un istituto in fase di consolidamento

Il quadro che emerge restituisce l’immagine di un istituto in fase di consolidamento, nel quale il legislatore tenta di bilanciare l’esigenza di certezza del gettito con la necessità di rendere la proposta concretamente appetibile per i contribuenti. L’estensione del tetto agli ISA inferiori all’8, il dimezzamento delle aliquote per i rinnovi, l’innalzamento delle soglie del visto di conformità e la riduzione dei termini di accertamento configurano un pacchetto di incentivi di significativo peso, che potrebbe rilanciare un istituto la cui prima applicazione ha mostrato margini di miglioramento. Resta ora attesa la formalizzazione normativa dei correttivi annunciati: nelle prossime settimane, l’iter parlamentare del decreto fiscale e i provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate definiranno il perimetro definitivo entro cui le partite IVA potranno orientare la propria scelta.

Riferimenti normativi

D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13 (artt. 6-22); D.M. 14 giugno 2024; Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2026; FAQ Agenzia delle Entrate del 15 dicembre 2025, n. 5.

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Joseph Zambito

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