Negli ultimi anni il fenomeno dei giovani “NEET” — ovvero quei giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi di formazione o formazione professionale — è tornato con forza sotto i riflettori in Italia. I dati più recenti mostrano una situazione che resta critica: anche dopo una lieve flessione, il nostro Paese continua a figurare tra quelli con la quota più alta di NEET in Europa.
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Cosa significa “NEET”
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L’acronimo NEET sta per Not in Employment, Education or Training: comprende adolescenti e giovani adulti che non svolgono alcuna attività lavorativa, non sono iscritti a scuola e non seguono corsi di formazione.
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Si tratta di una categoria statistica utile per monitorare esclusione sociale, ritardi nel percorso formativo e difficoltà di accesso al mercato del lavoro.
I numeri in Italia e il confronto europeo
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Nel 2024, la quota di NEET in Italia nella fascia 15–29 anni è pari al 15,2%.
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Questo dato colloca l’Italia come secondo Paese dell’Unione Europea per incidenza di NEET, subito dopo Romania (19,4%).
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In termini assoluti, si parla di oltre 1,3-1,5 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati, non scolari e non in formazione.
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Nonostante la diminuzione rispetto agli anni passati (nel 2022 il tasso era attorno al 19,0%) — segno che qualche miglioramento c’è stato — la distanza rispetto alla media europea (circa 11%) rimane ampia.
Da cosa dipende questa situazione
Il persistere di un tasso così elevato di NEET in Italia può essere ricondotto a una serie di fattori strutturali e socio-economici:
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Transizione scuola-lavoro fragile: numerosi giovani, anche con diploma o laurea, fanno fatica ad acquisire competenze richieste dal mercato del lavoro, e restano disoccupati o inoccupati.
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Divari territoriali e disuguaglianze regionali: il fenomeno risulta più accentuato nelle regioni del Sud — realtà come Sicilia, Campania, Puglia — dove le opportunità di lavoro e formazione sono più limitate.
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Differenze legate al titolo di studio: in Italia, il tasso di NEET risulta particolarmente elevato tra i diplomati (nel 2024 circa 17,8%), mentre è più basso tra i laureati (circa 11,8%). Dimensione di genere e scelte di vita: tra le donne NEET si registra una quota sensibilmente alta — spesso legata a motivi familiari, cura della casa o genitorialità — con un gap crescente rispetto agli uomini nella fascia 30-34 anni.
Perché è un problema serio per il Paese
Il fenomeno NEET non è solo un indicatore statistico: riflette profondi squilibri sociali ed economici. Le conseguenze del fenomeno includono:
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Perdita di capitale umano: una porzione significativa di giovani è esclusa da formazione e lavoro, con un conseguente spreco di potenziale produttivo e creatività.
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Peggioramento delle prospettive individuali: crescita del rischio di povertà, esclusione sociale e difficoltà di integrazione nel mercato del lavoro adulto.
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Problemi strutturali per il sistema paese: bassi tassi di occupazione giovanile incidono negativamente su previdenza, domanda interna e sostenibilità delle politiche sociali.
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Maggiori disuguaglianze territoriali e generazionali, con il Sud penalizzato e una maggiore precarietà per chi non riesce a costruirsi un percorso stabile.
Quali strade percorrere — e perché servono risposte sistemiche
Affrontare il fenomeno NEET in Italia non può limitarsi a interventi temporanei: servono politiche integrate su diversi fronti.
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Rafforzare i percorsi di orientamento scolastico e professionale già durante la scuola secondaria, per facilitare la transizione verso il lavoro o la formazione.
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Promuovere formazione continua e apprendistato, con strumenti che favoriscano l’ingresso nel mondo del lavoro e l’acquisizione di competenze adeguate.
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Incentivare politiche attive del lavoro, rivolte specialmente alle aree più fragili e con elevata disoccupazione giovanile (Mezzogiorno, periferie, contesti a basso sviluppo economico).
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Garantire parità di opportunità e inclusione, contrastando il divario di genere e offrendo supporto a chi per motivi familiari o sociali rischia l’esclusione dal mercato del lavoro.
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Favorire una coordinazione tra istruzione, mondo produttivo e istituzioni, per allineare domanda e offerta di lavoro e creare percorsi reali di occupazione e crescita.
Italia tra i Paesi con più NEET in Europa:
L’Italia resta – pur con qualche miglioramento recente – tra i Paesi d’Europa con la percentuale più alta di giovani NEET: un segnale che non può essere ignorato. Dietro i numeri ci sono migliaia di giovani senza opportunità, talenti inespresso e un ritardo strutturale nelle politiche di istruzione e lavoro. Affrontare il problema significa investire su formazione, occupazione e inclusione: un passaggio fondamentale per il futuro del Paese.

